Gio. Gen 22nd, 2026
Le manovre diplomatiche di Trump offrono una tregua a Starmer

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Un’altra svolta arriva con velocità e clamore caratteristici nella saga in corso della diplomazia sotto il Presidente Trump.

Dai post appassionati sui social media alle dichiarazioni assertive davanti alle telecamere, e persino immagini provocatorie, generate dall’IA, che raffigurano una Groenlandia di proprietà americana, l’approccio dell’amministrazione è stato notevole.

Ora, molti degli alleati dell’America stanno tirando un sospiro di sollievo collettivo.

Proprio come molte delle recenti dispute originate sui social media, quest’ultimo disaccordo ha visto anche una de-escalation attraverso un post sulla piattaforma Truth Social del Presidente.

All’interno del governo britannico, c’è un senso di quieta soddisfazione per il fatto che la Gran Bretagna abbia contribuito agli sforzi diplomatici intrapresi dai partner europei e da altri negli ultimi giorni.

Fonti indicano che l’apparato diplomatico britannico si è impegnato a tutti i livelli, coinvolgendo ministri, funzionari e ambasciate.

Il Primo Ministro ha sottolineato il valore della “discussione calma”, valutando attentamente come inquadrare la sua risposta, sia pubblicamente che privatamente.

Al centro della questione c’era un fondamentale disaccordo tra Downing Street e la Casa Bianca, una situazione che Sir Keir Starmer ha generalmente cercato di evitare.

Tuttavia, ha considerato l’integrità di uno stato – con il futuro della Groenlandia da determinarsi da parte dei groenlandesi e della Danimarca – come un principio non negoziabile.

Nelle 48 ore successive alla sua esplicita dichiarazione di lunedì mattina, incombeva l’incertezza: la relazione attentamente coltivata con il Presidente Trump potrebbe essere compromessa?

Entro martedì mattina, la possibilità sembrava reale, con la reazione enfatica del Presidente alla decisione del governo di restituire le Isole Chagos a Mauritius, una decisione che aveva precedentemente sostenuto.

La domanda era: cosa sarebbe successo dopo? Downing Street si è fermata di nuovo, prima di optare per affinare la sua critica alla Camera dei Comuni mercoledì.

Il Primo Ministro ha detto ai parlamentari che “non cederà” nel suo sostegno alla Groenlandia, nonostante la minaccia di tariffe. Il suo team ha riconosciuto i rischi intrinseci.

Ora, quasi bruscamente come si è intensificata, la situazione sembra essersi allentata, con il Presidente Trump che apparentemente ha frenato.

È stato raggiunto un accordo e la minaccia di tariffe e retorica infiammatoria si è placata.

In effetti, questo scenario è familiare.

Il Presidente propone un’idea provocatoria, persino oltraggiosa, scatenando una vasta gamma di reazioni a livello globale, e la Casa Bianca prende il controllo della narrazione.

Il mondo, o almeno l’Occidente, reagisce con un misto di shock, ansia e disaccordo – e alla fine si trova una soluzione, ma non prima di un netto promemoria del potere dell’America sotto un leader disposto ad adottare un approccio energico.

E mentre gli alleati e gli avversari dell’America riprendono fiato, possono solo chiedersi cosa scatenerà la prossima sorpresa diplomatica dallo Studio Ovale.

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